martedì 1 settembre 2020

SE LA NATURA ENTRA IN POLITICA di Michele Carducci

Sulla rivista scientifica LaCostituzione.info, il 30 agosto scorso, Michele Carducci ha pubblicato un articolo in cui sottolinea che il progetto #Terra andrebbe studiato per la sua carica innovativa dirompente, perché manda al macero 70 anni di politica asservita al profitto.


SE LA NATURA ENTRA IN POLITICA
di Michele Carducci

Il mondo si interroga su che cosa si possa imparare dalla pandemia del Covid-19 e spesso si sente ripetere che “nulla sarà come prima”. Spunti, documenti e ricerche utili a tracciare itinerari di “discontinuità” rispetto al passato non mancano.
Da ultimo, una rete mondiale di centri di ricerca e organizzazioni internazionali si è unita per chiedere all’Onu di dichiarare lo “stato di emergenza planetaria” (proposta già avanzata nel 2019 ma resa ancora più urgente proprio a seguito della pandemia del Covid-19).
Il suo presupposto è nella constatazione che ormai si stia vivendo al di sopra delle capacità del nostro Pianeta, mettendo i sistemi umani in rotta di collisione con i sistemi naturali di cui facciamo parte.
Ecco allora che il “Planetary Emergency Plan” identifica dieci impegni per garantire la protezione di “beni comuni globali”, implementando una serie di politiche di trasformazione a livello nazionale e locale.
I contenuti delineati perseguono un obiettivo unico: liberare la progettazione politica dalla logica del “Business as Usual“, che ormai pervade tutti i gangli della società, attraverso una riforma del processo decisionale politico ed economico.
Il Rapporto si conclude con la considerazione che lo sviluppo umano a lungo termine e il riequilibrio tra Nord e nel Sud del mondo rappresentino la priorità vitale per la dignità delle persone e delle società, certamente più importante degli interessi politici ed economici a breve termine di una ristretta parte della società. Il “nulla sarà come prima” dovrebbe essere intinto nella lungimiranza di obiettivi lenti ma costanti, piuttosto che – come si dice oggi – “strategici”.
In Italia, il primo banco di prova della progettualità politica “post Covid-19”, quella che dovrebbe tradurre l’assioma del “nulla sarà come prima”, è dato dalle elezioni regionali di settembre.
Tuttavia, leggendo i programmi elettorali presentati, si ha l’impressione che la logica del “Business as Usual” – lo snodo della discontinuità, individuato dal Rapporto mondiale per l’ “emergenza planetaria” – continui a rappresentare, anche implicitamente, il presupposto di qualsiasi discorso giuridico. Certo, si parla di “crescita compatibile con l’ambiente”, “green economy”, “crescita sostenibile”. Tuttavia, non ci vuole nulla ad “aggettivare” la continuità.
Come spiegava Gramsci, le aggettivazioni si traducono in “figurini” su cui cucire, per nasconderli, particolarismi e contingenze della politica italiana.
Navigando tra i siti dei diversi programmi elettorali, però, ci si imbatte in una piccola, curiosa novità: la proposta “Terra”.
Il suo programma è interessante da richiamare sia per il metodo alla sua base – fondato sulle pratiche della c.d. “democrazia ecologica”, ossia attraverso il coinvolgimento continuativo della creatività diretta degli elettori in tema di rapporto tra economia, ambiente e giustizia sociale – che per i contenuti, esplicitamente contrapposti al postulato del “Business as Usual” come realtà, e aperti invece alla tematizzazione dei “beni comuni”, nelle loro diverse declinazioni, sostanziali e procedurali.
Per esempio, per la prima volta in un progetto politico italiano, si parla di introduzione, sia pure a livello di Statuto regionale, del riconoscimento dei diritti della natura, per orientare le politiche e le decisioni secondo il canone ermeneutico del “favor naturae nell’applicazione e interpretazione delle disposizioni normative di competenza regionale” (in una Regione, come la Campania, detentrice di tristi primati di devastazione ambientale e sociale, coperti da pluriennali connivenze malavitose).
Si impone il dovere, per ciascuna comunità locale, di “conoscere la propria impronta sul mondo e i carichi che impone alle altre comunità e quelli che riceve”, al fine di declinare concretamente il dovere di solidarietà sociale fra i territori.
Si stabilisce il “dovere primario della lotta al consumo di suolo” nelle politiche del territorio, come precondizione della programmazione urbanistica
Si afferma anche il principio dell’autonomia energetica e alimentare dei cittadini, al fine di responsabilizzarli nell’uso delle risorse e sottrarli al ricatto camorristico, funzionale alle logiche del profitto sul mercato dei beni e dei servizi essenziali.
In poche parole, si tratta di una progettazione che accoglie la sfida, altrove già tematizzata (come, per esempio, in Francia, Olanda e Germania), della “conversione ecologica” della politica e della cosiddetta eco-democrazia, dove l’indirizzo politico non è più “catturato” dall’autoreferenzialità delle “leggi del mercato”, ma si adegua e adatta alle ineludibili “leggi della natura” e alla giustizia ecologica quale premessa della giustizia sociale (come già preconizzava Carlo Levi, nelle sue riflessioni sulla falsa contrapposizione tra la “civiltà della ferrovia e della strada” e la “miseria contadina”).
Certo, è un progetto regionale, con tutti i limiti che questo comporta. Ma proprio la sua rappresentazione locale, quella che costituisce di fatto la dimensione “ottimale” dell’eco-democrazia, giustifica la curiosità di studiarlo: nelle maglie della ripartizione di competenze fra Stato e Regioni, promuovere la “conversione ecologica” dell’offerta politica è possibile.
Al di là delle sorti della lista “Terra”, credo che anche l’osservazione di queste piccole discontinuità serva a cimentarsi concretamente con il dovere del “nulla sarà come prima”.

TERRA: ECCO L'APPELLO DELLE E DEGLI INTELLETTUALI


Con Terra per costruire uno spazio politico ambientalista e popolare in Campania.


Appello aperto per raccogliere ulteriori firme e sottoscrizioni

Terra ha lanciato un appello per iniziare un percorso dal basso, condiviso e partecipato, che metta al centro dell'agenda politica la questione ambientale in vista delle prossime elezioni regionali. Come ricercatori/trici e intellettuali che da sempre si interessano delle questioni ambientali appoggiamo con convinzione questa iniziativa. 

Stiamo appena uscendo da una lunga quarantena. In realtà la pandemia non è certo scomparsa: dal Brasile agli Stati Uniti, il COVID-19 continua a diffondersi e a mietere vittime. Eppure c’è una gran voglia di “tornare alla normalità,” alla vita di sempre. È un desiderio più che comprensibile dopo mesi di isolamento e di sacrifici, ma lascia senza risposta la domanda più importante che dovremmo farci: cosa e chi ci hanno portato dentro questa crisi pandemica? I movimenti latino-americani ci insegnano uno slogan molto bello, visionario che invita a non tornare alla normalità perché la normalità era il problema. 

In Campania, nelle nostre comunità, sappiamo bene che non c’è una normalità rassicurante alla quale tornare. Qui lo scontro tra un modello di produzione e consumo rapace e la vita si è manifestato non solo con l’eccezionalità della pandemia ma anche con la quotidianità del biocidio che in maniera silenziosa ma non meno pervasiva ha occupato le nostre comunità e le nostre vite. Chi vive nella Terra dei Fuochi, a Sarno, a Pianura, a Chiaiano o a Sant’Arcangelo Trimonte conosce bene di cosa sia fatta questa normalità, di cosa puzzi, che colore abbia, che incubi porti ogni notte e di quali angosce marchi le giornate. 

Ma la Campania non è stata solo una grande discarica socioecologica dove sversare i residui del benessere altrui, propagandando una idea tossica di sviluppo che subordina la vita e la salute al profitto. La nostra regione è anche stata il terreno fertile dove da più di vent’anni è germogliato e cresciuto un movimento ambientalista forte, originale, popolare. Lo abbiamo detto tante volte e lo ripetiamo ancora: l’ambientalismo popolare dall’Amazzonia alla Val di Susa, dalla Campania a New Orleans mette insieme  giustizia sociale e giustizia ambientale, ecologia e lotta alle discriminazioni razziali, di genere e di classe.

Il nostro ambientalismo non vede gli/le operai/e come nemici ma come possibili alleati in una lotta che vuole liberare tutti e tutte dal ricatto occupazionale. Non siamo liberi/e se siamo costretti/e a scegliere tra salute e reddito. 

L’ambientalismo popolare è transfemminista perché riconosce nel patriarcato e nel regime eteronormativo le radici profonde di una crisi ecologica che si basa sull‘idea di una superiorità della produzione (di reddito e di merci) sulla riproduzione e la cura (di vita e comunità). 

L’ambientalismo popolare è antirazzista e anticolonialista perché riconosce che il biocidio si genera nella inferiorizzazione di certi popoli e delle loro terre, cosí che possano venire sfruttati e degradati a vantaggio di altri.
L’ambientalismo popolare è quello che ha messo insieme, in tutti questi anni, proposta e resistenza, che non ha avuto paura a dire NO, perché come ci insegnano le sorelle e i fratelli zapatisti, il no al sistema dominante è già un SI a tanti altri mondi possibili. 

Sotto elezioni, in tanti/e strizzeranno l’occhio a tematiche ambientaliste. Parleranno superficialmente di sviluppo sostenibile (senza rendersi conto che quel concetto rischia di essere oggi usurato), di energie rinnovabili, e forse i più colti si avventureranno sulle strade traditrici del capitalismo verde. Tutte/i si scopriranno ambientalisti/e; ovviamente criticando gli ambientalisti cattivi, quelli che protestano, quelli che dicono no, quelli che hanno un'idea diversa di cosa vuol dire prendersi cura delle nostre comunità, costruendo nuove relazioni socioecologiche. Chi ha governato questa regione o l’intero paese per decenni, all’improvviso prometterà ricette salvifiche che risolveranno tutti i nostri problemi ecologici, dai rifiuti tossici alle ecoballe, dalla mobilità insostenibile all’agricoltura industriale e via mentendo. Ma davvero si può dare un credito ecologico a chi non ha fatto nulla ma anzi ha criminalizzato quanti/e lottavano contro la distruzione ambientale della nostra regione? 

Per questo accogliamo con grande entusiasmo l’appello di Terra. Crediamo che la questione ambientale sia centrale per immaginare una nuova idea di comunità qui in Campania e nel mondo. L’ ambientalismo popolare di cui Terra si fa portavoce mette al centro la questione ambientale come un prisma attraverso il quale ripensare tutte le grandi questioni che abbiamo davanti: la sanità (che dev’essere pubblica e diffusa), l’economia (che deve essere circolare e riproduttiva), il reddito (che deve essere di autodeterminazione e di cura), la bonifica e la riconversione ecologica, i trasporti, la formazione, l’abitare la città, la lotta alle mafie e alla corruzione, la costruzione di una società accogliente, solidale e depurata dal machismo -- ecco alcune delle questioni che cambiano completamente di prospettiva se osservate dal punto di vista dell’ambientalismo popolare. 

Se c’è una cosa che abbiamo capito dagli errori del passato è che il come è importante almeno se non di più del cosa. Non si può immaginare un mondo nuovo, oltre la normalità pre-pandemia, con i mezz(ucc)i e i modi di fare di sempre. Per questo ci piace l’appello di Terra. Non è il solito fremito pre-elettorale e non solo perché non è certo estemporaneo, ma anche perché non si risolve in una chiamata al voto. Piuttosto Terra fa una chiamata alla politica, che non è solo il momento o la pratica del voto ma piuttosto una pratica di fare comunità. 

Sappiamo bene che la competizione elettorale non esaurisce affatto la nostra pratica politica. L’ambientalismo che Terra incarna è vivo nelle strade, nei presidi, nelle lotte territoriali, nei progetti di solidarietà, negli orti urbani, nelle aule occupate di scuole e università, nei collettivi transfemministi, in tante associazioni, parrocchie, gruppi più o meno organizzati. Non ci vuole una lista per fare politica, ma la sfida elettorale può essere uno strumento utile, una cassa di risonanza per mettere al centro del dibattito i temi ambientali che ci stanno a cuore e che crediamo siano l’unica chiave per un cambiamento radicale della realtà. 

Chi è content* di come vanno le cose, chi ha fretta a tornare alla normalità, chi non si sente soffocare dai fumi acri dei roghi tossici e di un sistema di produzione che contamina tutto e tutte/i sarà soddisfatto di poter scegliere tra i soliti noti, gli stessi che si candidano da anni. Per tutti e tutte le altre, accogliamo l’appello di Terra e diamoci una possibilità. 
Noi ci stiamo.


PRIME SOTTOSCRIZIONI

Marco Armiero, Direttore dell’Environmental Humanities Laboratory, Stoccolma;

Piero Bevilacqua.
storico;

Antonello Petrillo,
Università degli Studi S. Orsola Benincasa;

Maria Federica Palestino, Università degli Studi di Napoli Federico II;

Stefania Barca, Centro di Studi Sociali, Università di Coimbra;

Federica Giardini.
Università Roma Tre;

Laura Guidi
La camera blu. Rivista di Studi di genere. Università di 
Napoli Federico II;

Alessandro Pezzella 
Ricercatore Fed 2 
Chimica organica;

Giuseppe Orlandini
Ph.D presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"

Rosario Savino
Medico esperto in PNEI e Scienza della cura integrata, Neuropsichiatra Infantile-NONPI-DS28-ASL Napoli1;

Giuseppe Foscari
docente di storia moderna e contemporanea, Università di Salerno;

Giovanni Russo Spena
giurista ed ex parlamentare, già docente di Diritto Amministrativo alla Federico II di Napoli;

Amalia Spanò
giornalista, Direttrice Rubriche Meridionali, Docente universitaria Storia dell'arte a Lisbona;

Maria Cristina Galasso, musicista, docente Conservatorio di Avellino;

Marina De Chiara
docente Letteratura inglese, Università degli studi L'Orientale di Napoli;

Andrea F. De Carlo
docente Università degli studi L'Orientale di Napoli;

Sandro dal Piaz. 
Ordinario di Urbanistica università "Federico II"Napoli 

Giuseppe Vitiello
Professore Onorario, Dipartimento di Fisica "E.R.Caianiello", Università di Salerno.

Angelo Curti 
impresario teatrale 

Alessandro Pezzella
Ricercatore Chimica Organica, Università degli Studi di Napoli Federico II,

Enrico Ianniello
scrittore, regista e attore

Rosario Savino
Medico esperto in PNEI e Scienza della cura integrata,Neuropsichiatra Infantile-NONPI-DS28-ASLNapoli1Centro

Andrea Renzi.
regista e attore.

Giuseppe Foscari
docente di storia moderna e contemporanea, Università di Salerno;

Rosanna Morabito
docente di lingua serbo-croata, Università degli studi L'Orientale di Napoli;

Andrea F. De Carlo
docente Università degli studi L'Orientale di Napoli;

Claudio Luongo
presidente RESET.

Maurizio Fraissinet 
zoologo, esperto nella gestione delle aree naturali protette

Sergio Ulgiati, Docente di Chimica Ambientale, Università degli Studi "Parthenope" di Napoli.

Adriana La Volpe
 ricercatrice biologa e genetista in pensione

Roberto Radice 
Architetto

Gaetano Amato 
attore, scrittore

Ada Palma
Giornalista

sabato 22 agosto 2020

TERRA: LA VERA SFIDA COMINCIA ADESSO. PRESENTATE OGGI A NAPOLI LE LISTE.



Presentate oggi a Napoli le liste di TERRA, il progetto ambientalista ed ecologista che sfida la politica in Campania.

Abbiamo lottato contro le discariche e gli inceneritori, contro la privatizzazione dell'acqua, contro i roghi tossici che per troppi anni abbiamo visto aumentare nell'indifferenza o nella connivenza delle istituzioni regionali. 
Luca Saltalamacchia, candidato presidente, dichiara"Perché la candidatura con Terra? Per continuare a fare ciò che faccio da avvocato: lottare per i diritti fondamentali di tutti contro chi intende saccheggiare la terra. Adesso ho la possibilità di farlo anche nell'ambito politico." TERRA vuole rimettere al centro della politica regionale l'ambiente, la giustizia ambientale, la tutela della salute dei cittadini, temi troppo spesso dimenticati e messi da parte. Aggiunge Stefania Fanelli, candidata in "co-presidenza" con l'avvocato Saltalamacchia: "TERRA è un progetto che ha un' ambizione ampia, uno sguardo lungo che non si fermi alla singola competizione elettorale. Quando in un progetto ci credi davvero non hai problemi a metterci la faccia e i sogni collettivi hanno bisogno di gambe per camminare.
Il nostro non è il solito cartello elettorale, non è sommatoria di sigle.
In questi anni di mobilitazioni abbiamo sviluppato intelligenze e sensibilità collettive che abbiamo messo in rete per trovare soluzioni concrete. Vogliamo bonificare la nostra Regione dai veleni e dalla malapolitica. Coniugare giustizia ambientale e giustizia sociale per occuparci delle condizioni di vita degli abitanti di questa Regione. Ecco cosa significa scegliere la propria Terra alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre." Terra vuole sfidare il malaffare e la politica degli amici degli amici che da troppi anni inquinano la nostra regione, questa è la vera sfida ecologista per la Campania.

#SceglilaTuaTerra

domenica 16 agosto 2020

ALLA FINE SI E' SPEZZATA



Alla fine si è spezzata,
continuando a sversare il suo veleno in mare,
continuando a devastare la sempre più rara barriera corallina,
continuando a compiere il suo biocidio.

Non abbiamo più tempo da perdere, è oggi più che mai necessario che tutto cambi.
Non esiste un pianeta di riserva.

martedì 11 agosto 2020

NON CHIAMATELO INCIDENTE!

(Foto via: Rai News)

Da quasi una settimana una nave mercantile sta vomitando litri di petrolio a pochi chilometri dalle Mauritius, dopo essersi incagliata nella barriera corallina lo scorso 25 luglio. La situazione si sta evolvendo in modo drammatico e pare che i moti ondosi possano addirittura spezzare lo scafo, aumentando in modo esponenziale gli sversamenti. Per questa ragione è stata dichiarata emergenza ambientale: come ha spiegato un consulente del territorio, nonché ex leader di Greenpeace, ci vorranno cento anni per un possibile ripristino dell'area.


Si tratta dell'ennesimo episodio che attenta all'ambiente marino e che, proprio per questo, non può essere considerato un incidente. Non è nient'altro, invece, che un esempio tremendo di come sia sciagurato il sistema di sviluppo in cui viviamo: la dipendenza dal fossile e la necessità di colossali mezzi di trasporto di questa merce tiene in ostaggio l'intero pianeta.
È per simili ragioni che abbiamo ritenuto fondamentale costruire, a partire da casa nostra, un progetto politico ambientalista. Bisogna aprire gli occhi: oggi l'ecologia non è un argomento tra gli altri, ma il terreno chiave su cui si giocherà io destino del pianeta.

Qualcuno proverà a dire che chi vive in Campania non è interessato al destino degli oceani o dei ghiacciai, come se questi fossero temi esotici buoni al massimo per una cartolina piena di buoni propositi. Questo atteggiamento denota o ignoranza o malafede. Il sistema mondo in cui viviamo oggi è radicalmente interconnesso e la minaccia alla biodiversità ci riguarda tutte e tutti.

Noi crediamo sia arrivato il momento di fare la nostra parte per sconfiggere il male che avvelena il pianeta: un male che non è una piaga divina, ma invece il risultato di politiche scellerate portate avanti perché pochissimi possano arricchirsi a qualunque costo.

Per questo progetto siamo pronti a mettere in gioco le nostre intelligenze, le nostre energie, le nostre vite, sapendo di dover fare appello a tanti altri perché si uniscano a noi in questa battaglia.

Come dicono i movimenti ambientalisti transnazionali: non abbiamo un pianeta B.

Mettiamoci a lavoro insieme ora che non è troppo tardi, perché presto lo sarà.

lunedì 10 agosto 2020

TERRA\ IL MANIFESTO

QUESTO IL NOSTRO MANIFESTO,
QUESTA LA NOSTRA POLTRONA


Quante volte, nelle battaglie ambientali, abbiamo scelto di sederci tutti insieme?

Ci siamo seduti per bloccare i camion che conferivano rifiuti presso discariche e inceneritori. Ci siamo seduti in autostrada per bloccare il traffico e all'ingresso dei palazzi del potere per pretendere di essere ascoltati.
Ci siamo seduti in silenzio per ricordare qualcuno che se n'era andato, per condividere un lutto e giurare che avremmo preteso giustizia.

No. Non vogliamo una poltrona a Santa Lucia. Vogliamo una sedia su ogni sito contaminato della nostra terra. Vogliamo una sedia sulla riva dei fiumi e dei mari per impedire gli sversamenti. Una sedia nei boschi per impedire che i rifiuti industriali vengano interrati. Una sedia nelle contrade di provincia per prevenire i roghi tossici. Vogliamo una sedia per controllare ogni gara di appalto, ogni affidamento illecito, ogni provvedimento ecocida.

Chi in passato si è lasciato arruolare dai governi promettendo cambiamenti, poi si è accomodato dalla parte del più forte. Noi non vogliamo stare comodi. Vogliamo, anzi, che chi prende decisioni che riguardano la nostra terra stia perennemente scomodo. Vogliamo dare fastidio a chi si è spartito soldi e incarichi mentre la nostra gente veniva avvelenata. Vogliamo rompere l'omertà che ha consentito alle ecomafie di arricchirsi e prosperare. Non vogliamo un seggio in una torre d'avorio collocata nella Napoli bene. Vogliamo costruire un osservatorio diffuso, che passi per la terra dei fuochi, per il vesuviano, per l'agro aversano e per quello nocerino-sarnese, che passi per l'Irpinia, per Benevento, per la linea di costa.

Vogliamo essere e saremo la spina nel fianco di chi ha speculato sulla nostra aria, sui nostri mari, sui nostri fiumi, sui nostri campi.

Vogliamo riscrivere, insieme, un futuro per la nostra regione, contro la vecchia politica, a favore della nostra #TERRA.


Alle elezioni regionali, il 20 e 21 settembre #SceglilatuaTerra!

giovedì 6 agosto 2020

IL SUD NON È TERRA DI NESSUNO



Dai documenti desecretati relativi all'emergenza coronavirus si apprende che il Comitato tecnico-scientifico indicava la possibilità di procedere con misure differenti: chiusura rigorosa nelle zone più colpite del Nord; strategie di contenimento più elastiche a sud.

A fronte di questo parere (ripetiamolo, del CTS, non di opinionisti tv), il governo PD-5 STELLE ha ritenuto comunque di imporre il lockdown a tutto il territorio nazionale.

Allo stesso modo, dopo quattro mesi, le riapertura sono state sostanzialmente indiscriminate, nonostante i tassi di diffusione del virus fossero radicalmente diversi a seconda delle latitudini.

Di fronte a questi documenti, diventa ancora più grottesca la campagna mediatica allarmista di De Luca, pronto a criminalizzare cittadini, attività, studenti: chiunque gli capitasse a tiro.

Permetteteci un dubbio. Se le cose fossero andate a parti invertite, la Lombardia o il Veneto avrebbero subito le stesse misure imposte, poniamo, alla Campania o alla Calabria? Oppure come sempre la locomotiva del Nord, inarrestabile, pretende di modellare il resto del paese a sua immagine e somiglianza? Oppure ancora, e sarebbe l'ipotesi più grave, chi ci governa sa benissimo che il sistema sanitario delle regioni meridionali è più debole e inadeguato (lo sa chiunque sia stato costretto a "migrare" al Nord per accedere a cure efficienti) e, piuttosto che ammetterlo e pianificare un risanamento della sanità pubblica a Sud, ha preferito prevenire un collasso senza minimamente ammettere le responsabilità politiche di lungo corso alla base di queste disparità di trattamento?

E il PD di De Luca come prende posizione su questi dati?
I cittadini della nostra terra hanno pagato tanto per un male che, sempre più, appare legato ad una gestione politica folle e irresponsabile. È il momento di riprendere in mano il destino delle nostre comunità, dei nostri territori. Il segreto di Stato non può essere usato per mortificare la nostra regione. Crediamo che la Campania abbia tutte le carte in regola per gestire la sfida della pandemia, e più in generale la sfida della crisi eco-climatica, senza che la sua popolazione venga resa infantile.

Non abbiamo bisogno di padri padroni, ma di istituzioni in grado di ascoltare i cittadini, dare ragione del proprio operato, e agire sempre nel perimetro della trasparenza e della democrazia.


Siamo stanchi di essere spettatori. E tu? Chi pensi debba decidere della tua terra?

#SceglilaTuaTerra

martedì 4 agosto 2020

TERRA\ IL VIDEO: BOSCO DI CAPEZZA A SANT'ANTIMO


Oggi siamo andati a documentarci su un ennesimo stupro della nostra #Terra: il Bosco di Capezza del comune di Sant'Antimo.
Punto nevralgico incastrato tra Melito, Giugliano, Aversa e Sant'Antimo, potrebbe essere il polmone di queste realtà e invece è l'ennesima testimonianza dei martiri che ogni giorno si consumano nella nostra regione.


#SceglilaTuaTerra

sabato 1 agosto 2020

LA PRIMA AZIONE DEL CANDIDATO PRESIDENTE DI TERRA, LUCA SALTALAMACCHIA


"La domanda che spesso mi stanno ponendo in questi giorni è: se tu riuscissi a occupare il seggio del Presidente della Regione Campania, che cosa faresti come prima azione?"

La risposta di Luca Saltalamacchia, portavoce di TERRA.

giovedì 30 luglio 2020

TERRA - PARLA LUCA SALTALAMACCHIA: «Ambientalismo significa avere una visione di società funzionale e uno sviluppo sostenibile.»


"Il mio spirito è quello di una persona che è abituata a trascinare, se necessario anche davanti ai tribunali, quelli che vogliono violare i diritti, quelli che vogliono massacrare le persone in difficoltà, quelli che vogliono sfruttare il territorio, l’ho sempre fatto e con questa logica vorrei iniziare questo percorso che porterà alle elezioni del 20 e 21 settembre.

È necessario però che vi spieghi bene qual è la mia visione di ambiente, che poi è quella di questa lista che mi ha scelto proprio per questo motivo. Per me essere ambientalista non significa amare gli alberi e stare a contatto con la natura, non significa solo questo, significa molto di più.

Avendo avuto la possibilità di girare il mondo e la mia terra, e quindi di visitare decine e decine di situazioni di disastri ambientali, mi sono reso conto che esiste un collegamento intimo e profondo tra la tutela dell’ambiente e il godimento dei diritti fondamentali.

Violare l’ambiente non significa semplicemente distruggere il verde, significa innestare dei meccanismi che porteranno alla morte di persone, alla malattia di persone, alla privazione della dignità di persone, alla chiusura in casa di persone.
Violare l’ambiente, produrre disastri ambientali, significa consentire che pochi si arricchiscano sfruttando un bene che è di tutti a discapito di tutti.
Questa logica è la logica che noi vorremmo sovvertire, noi vorremmo portare avanti un’idea di società dove gli interessi collettivi siano portati avanti a discapito dei guadagni e degli interessi di pochi.

Ambientalismo non significa solo amare la natura, significa avere una visione di società che sia funzionale a uno sviluppo sostenibile."

Luca Saltalamacchia, portavoce di #TERRA

#SceglilaTuaTerra